Educare al rispetto: un impegno comune a famiglia e scuola

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Riportiamo un interessante contributo sul tema dell’educazione al rispetto: il costruttivo confronto tra scuola e famiglia si deve poggiare sul piano dell’offerta formativa, il patto di corresponsabilità ed il consenso informato preventivo dei genitori.

Il comma 16 della legge 107/2015 è diventato in questi anni oggetto di dibattito, confronto e scontro tra famiglie e scuola ed anche tra gli stessi genitori.

Il Family Day del 2015 portò in piazza milioni di famiglie contro il comma 16 e nei mesi successivi si sono moltiplicate le contestazioni di progetti avviati in molte scuole in riferimento alle tematiche controverse di quel comma.

L’emanazione delle Linee Guida ministeriali “Educare al rispetto per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione” sta chiedendo a genitori e docenti un confronto costruttivo per rivedere contenuti e procedure da seguire nel progettare le attività scolastiche conseguenti. Gli elementi di novità, in questo senso, non mancano. Persino l’intestazione del documento ministeriale è sorprendente: dopo mesi di dibattito sul termine piuttosto ambivalente della non–discriminazione si dà priorità al “rispetto” che va riservato ad ogni persona indipendentemente dalle idee o dai comportamenti. Si rilancia la “parità tra i sessi e la prevenzione della violenza” dando più concretezza alle “forme di non – discriminazione”.

Si fa riferimento preciso al Piano Triennale dell’Offerta Formativa, inteso come «il principale strumento di pianificazione strategica non soltanto a livello di enunciazioni di principio, ma anche con la previsione di azioni concrete». Si richiama la scuola al compito di non limitarsi a porre il PTOF nel sito ma a «informare, sensibilizzare coinvolgere i diversi attori della comunità scolastica». In riferimento ai genitori, si suggerisce di recepirne puntualmente «il consenso informato secondo quanto previsto dal patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia».

Con quest’ultima indicazione viene rilanciata e rafforzata l’importanza del patto di corresponsabilità educativa, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra docenti, genitori e studenti. Non per nulla nelle Linee Guida viene riportato, a distanza di settant’anni, l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che recita: «Ogni individuo ha diritto all’istruzione. (…) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli». In conclusione la finalità del documento ministeriale «non è, dunque, quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, (…) anzi si ribadisce che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né le “ideologie gender” né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo».

Nella misura in cui la scuola intende farsi carico di problematiche più specificatamente educative e non solo istruttive, non può non tener conto del pluralismo sociale-culturale-religioso presente tra docenti, genitori e ragazzi. Pluralismo che richiede di essere rispettato e valorizzato nel confronto aperto e accogliente della libertà di insegnamento dei docenti, della libertà educativa dei genitori e del diritto di apprendimento degli allievi (art. 21 legge n. 59/1997 comma 9).

Giuseppe Richiedei (Consigliere nazionale A.Ge.)

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