POF: le parole chiave da tenere sotto controllo

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Abbiamo visto l’altro giorno come sui vocaboli si stia combattendo una battaglia specifica: le parole “sessuate” (la parola sesso prima tra tutte) sembrano essere state messe all’indice e i dizionari sono in corso di “revisione”.

Oggi vorremmo vedere però che forse proprio grazie all’utilizzo che viene fatto di tutta una serie di termini particolari, si ha la possibilità di individuare alcune iniziative scolastiche che pescano a piene mani dalla teoria dei generi.

Il termine genere/gender infatti spesso non compare esplicitamente nei titoli delle lezioni o dei corsi che vengono proposti ai nostri figli entrando a far parte del POF (Piano di Offerta Formativa) delle scuole: ma allora come possiamo capire quali di questi corsi devono essere, se non altro, monitorati con più attenzione da parte nostra?

Ecco che assai spesso, in corrispondenza di queste “nuove iniziative”, si trovano dei precisi riferimenti alle seguenti parole chiave:

  • educazione alle diversità/differenze – sul fatto che la nostra società debba essere inclusiva e debba agevolare l’integrazione, specie per chi ha caratteristiche diverse dalla maggioranza, crediamo che ci sia ben poco da dire: noi come tutti lo crediamo fermamente. Va evidenziato tuttavia, che quando si parla di diversità nel contesto scolastico, nella quasi totalità dei casi si fa riferimento ad un’unica diversità (la definizione non è certo nostra e neppure ci piace), quella relativa all’orientamento sessuale della persona; inoltre spesso l’argomento viene trattato in maniera ideologica (appunto facendo leva sull’ideologia di genere) arrivando a sostenere vere e proprie forzature, come il fatto che in fondo tra il maschile e il femminile non ci sono differenze (con tutto ciò che questo comporta riguardo ai ruoli) e che l’identità sessuale di una persona non deve far riferimento al dato biologico, ma in maniera fluida deve poter assecondare anche continui cambi di interpretazione personale, in base a quello che di volta in volta è il vissuto dell’individuo;
  • decostruzione degli stereotipi – è stato individuato un “nemico” ed è il sistema dei modelli cosiddetti “tradizionali”, che ha la colpa di impedire alle nuove chiavi di lettura gender di spiccare il volo indisturbate; quando si parla di decostruzione, quindi, spesso si vuole indicare una fase di vera e propria distruzione, atta a far crollare l’impianto dei modi di pensare attualmente consolidati nell’opinione pubblica. Qualche esempio di stereotipo da abbattere? Quanti se ne vuole: che i genitori siano maschio e femmina, o che le femminucce abbiano la tendenza ad apprezzare un vestitino rosa o il gioco con una bambola, oppure che i maschietti preferiscano le macchinette e così via. Voltandosi dall’altra parte per non vedere che la natura in fatto di genitorialità si è espressa in maniera piuttosto esplicita; e senza dare credito ai fior di studi che dimostrano come l’essere maschio o l’essere femmina, oltre ad essere scritto a chiare lettere nel nostro corpo, risulta essere come “innato” a partire dalla nostra sessualità. E pensare che in Francia il governo è arrivato a dichiarare di voler decostruire l’ideologia della complementarietà maschio-femmina…
  • contrasto al bullismo/omofobia: “chi è a favore del bullismo alzi la mano?!?” Come tutti voi, anche noi non la stiamo alzando, saremmo degli insensati. Ma detto questo, il discorso va un pochino approfondito per chiarire che se spostiamo la coperta di facciata del bullismo, spesso lì dietro troviamo un’unica forma di bullismo di interesse, il bullismo omofobico. “E cosa c’è di male? Siete forse favorevoli ai comportamenti omofobi?” Anche in questo caso la risposta è fermamente no, ci mancherebbe altro; ma anche in questo caso dobbiamo dare seguito al ragionamento: contrariamente a quello che le campagne mediatiche ci vorrebbero far credere, i dati (indagini nazionali e internazionali) mostrano come l’Italia sia un paese tutt’altro che omofobo (per dire: abbiamo due presidenti di Regione omosessuali) e quindi non esistendo una emergenza legata all’omofobia noi riteniamo che tutto questo discorso non dovrebbe avere la priorità numero uno per il Paese e per le scuole. Ma non basta: il contrasto all’omofobia (vedi a titolo esemplificativo i noti libretti UNAR/IstitutoBeck) viene condotto in maniera scorretta e arbitraria, toccando la sfera dell’educazione alla sessualità in maniera superficiale e banalizzante e giungendo persino a tracciare l’identikit dell’omofobo tipo (un conservatore di vedute religiose, quindi un ignorante: tu che stai leggendo sei omofobo?).

 

Per approfondire: riportiamo da il Sussidiario

Perchè deve essere l’Arcigay ad educare mio figlio?

Caro direttore,
le inoltro la lettera che ho ricevuto da una mamma, preoccupata per la piega che la vicenda dell’omofobia ha preso nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Anche se il ministero, infatti, ha temporaneamente bloccato la questione gender (sì, “temporaneamente”, dato che è sufficiente che il prossimo ministro sia di “larghe vedute” per farla ripartire in pompa magna…), molte scuole statali procedono ugualmente, sostenute dagli enti locali nella loro “eroica” battaglia contro le discriminazioni e le diversità di genere.
Diciamocelo: noi continueremo la nostra battaglia, ma siamo e saremo perdenti. A meno che – e temo che i tempi si stiano avvicinando – non intervenga un crollo dell’intero sistema sociale, sprofondato sotto il peso delle incredibili e fino a pochi anni fa impensabili assurdità che ci stanno obbligando ad accettare.

“Diverse scuole, da diversi anni ormai, aderendo ad appelli ripetuti della comunità europea promuovono progetti sull’omofobia realizzati con la collaborazione dell’Arcigay.
In teoria questi progetti si propongono di educare i nostri giovani all’accoglienza di tutti anche quando ci fossero delle “diversità” soprattutto in ambito sessuale.
Questi progetti sono articolati in sei incontri annuali per classe e trattano di temi inerenti alle varie forme di discriminazione possibili soprattutto legate all’omosessualità.
Così in vari licei di Modena hanno luogo ogni anno assemblee nelle quali si ascoltano testimonianze di membri dell’Arcigay che raccontano i loro disagi e danno indicazioni su come comportarsi per non dare fastidio in alcun modo a persone con tendenze omosessuali.
Due anni fa, presso il cinema Raffaello, fu mostrato ai ragazzi del liceo Sigonio di Modena il film “Viola di mare”, a cui seguì poi un dibattito.
Il film mostrava come era difficile per una donna della fine dell’800 sposare un’altra donna e come fosse umiliante per questa stessa donna essere costretta ad avere rapporti con un uomo per avere un figlio…
Come è noto, si è affacciato sul panorama scolastico italiano il documento redatto da un’apposita commissione sita a Colonia, e poi diffuso dall’Unione europea presso i ministeri di tutti gli stati membri, che propone progetti di educazione sessuale in tutti gli ordini di scuola a partire dalle materne.
Il documento, dal titolo “Standard europei per l’educazione sessuale nelle scuole” contiene istruzioni e tabellari molto dettagliati, sui contenuti di questi progetti e sui tempi da rispettare.
Praticamente gli insegnanti sono invitati a insegnare ai bambini a toccare il proprio corpo e poi quello degli altri per provare sensazioni di piacere e per prendere confidenza con la propria dimensione sessuale senza timori e falsi pudori.
(nel documento, cito per esempio la matrice applicativa 0-4 anni, da pag 38 a pg. 39: conoscenze: trasmettere Informazioni su: gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce (…); competenze: mettere i bambini in grado di esprimere i propri bisogni, desideri e limiti (ad esempio nel “gioco del dottore”).
In questo percorso è previsto anche che l’esplorazione avvenga tra persone dello stesso sesso perché ognuno possa essere aiutato a capire le proprie tendenze omo o etero sessuali.
All’interno di questo quadro generale già in diversi luoghi si sono attivate anche le scuole materne con progetti non curricolari aggiunti lungo il corso dell’anno all’insaputa dei genitori.
In questi progetti sono previste sfilate in cui i bimbi si possono vestire da donna e le bimbe da uomo oppure la narrazione di favole dove la principessa aspetta un’altra principessa…
Tutto questo può avvenire anche se a livello centrale il ministero ha temporaneamente bloccato il gender nelle scuole perché i Comuni ricevono finanziamenti attraverso la Regione, direttamente dall’Europa.
È quindi importante che i genitori veglino costantemente sui contenuti promossi dalle scuole sotto il titolo di “Lotta contro il bullismo o sull’identità di genere”.

Lettera firmata

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