Famiglia e scuola protagoniste: basta deleghe.

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Domani 4 dicembre un appuntamento importantissimo per la libertà educativa dei genitori e per rimettere al centro la scuola

Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi.” P.P. Pasolini

Una crisi ci costringe a tornare alle domande.” H. Arendt

Strette nella morsa della pandemia le famiglie italiane stanno riscoprendo tutte le risorse della famiglia stessa,  la forza, il cuore dell’essere famiglia.

La famiglia, infatti, fa da scudo contro le difficoltà, aiuta a non sentirsi soli. Le famiglie – con i loro pregi e difetti – si stanno stringendo in mezzo a mille ostacoli per fronteggiare la crisi sanitaria ed economica. Le famiglie stanno proteggendo gli anziani e accompagnando i loro bambini e ragazzi.

Così i genitori riscoprono anche che a loro è affidata l’educazione e la cura dell’istruzione dei figli. Sia  la scuola chiusa, aperta o a distanza sono sempre loro – i genitori – i primi educatori dei ragazzi, qualunque sia il loro percorso di apprendimento, nelle difficoltà psicologiche, nella crescita.

La scuola, gli specialisti in psicologia o pedagogia, potranno essere di auto – perché l’educazione è certo faccenda molto complessa – ma i primi che si immischiano per tutta la vita e si fanno carne coi figli, avendone la piena responsabilità sono sempre loro: madri e padri. Senza titoli e abilitazioni specifiche alla genitorialità; portatori, comunque e in ogni caso, del diritto-dovere di educare e istruire.

L’individualismo e lo statalismo riducono la genitorialità alle opportunità da offrire e al sostentamento da dare ai figli. Pasolini ha sintetizzato questo pericolo con parole lapidarie. 

Ogni genitore sa bene, però, che sotto e oltre alle pur giuste preoccupazioni del pane, della casa, della salute e del lavoro, le domande radicali alle quali la crisi ci costringe a tornare,  sono sempre squisitamente educative: come e con chi educare e istruire i figli? a chi affidarli per quella parte così importante in termini di tempo ed esperienza che è la scuola? In che condizioni sono e che possibilità hanno oggi, educatori,  docenti e dirigenti, di sostenere l’impegno educativo delle famiglie? di essere sussidiari rispetto alle stesse?  

Rispetto a tali domande, è palese che sarebbe un valore per tutti rendere le famiglie italiane libere di  scegliere, senza discriminazioni economiche, le scuole con cui realizzare al meglio l’educazione e l’istruzione dei figli.

Solo nella libertà dei genitori e nella libertà degli educatori è possibile, infatti, costruire relazioni formative forti, significative e costanti, condividere davvero un progetto educativo, alzando così la qualità dell’intero sistema d’istruzione.

Sarebbe un valore per tutti garantire alle famiglie il poter esercitare effettivamente la propria responsabilità educativa, condividendo coerentemente le proprie scelte culturali, morali o religiose; in una società sempre più pluralista, in una virtuosa concorrenza tra progetti ideali e didattici.

Sarebbe un valore per tutti restituire motivazione, dinamismo e protagonismo ai docenti, rendendo tutte le scuole libere di perseguire innovazione, efficienza e progetti educativi di qualità, libere da catene e vincoli burocratici e politici.

La crisi covid ha mostrato tutti i limiti del modello scolastico italiano centralistico e “napoleonico”; sistema che riporta risultati scadenti da decenni e che non ha saputo rispondere con flessibilità ed efficienza né alla prima ondata né alla fase di rialzo dei contagi. Il dato di fatto è che gli altri Stati, pur in lockdown, hanno tenuto le scuole aperte, confermando una qualità complessivamente superiore.

Parliamo di sistemi incentrati sul modello del pluralismo educativo, sistemi di scuole – decentrati e flessibili – in cui lo Stato riconosce e supervisiona un’ampia varietà di scuole autonome, senza  gestirle tutte direttamente: senza renderle di fatto tutte uguali e sottoposte ad asfissianti ingessature burocratiche.

Sistemi in cui quello che conta è la proposta educativa delle singole scuole che, facendo parte di un unico sistema, offrono diversi metodi, stili e ideali educativi.

Questo aumenta il  dinamismo e la competizione virtuosa e quindi la qualità; scuole che fanno da volano di innovazione e portano maggiore soddisfazione a studenti, genitori e docenti. Il tutto senza discriminazioni economiche per i meno abbienti. 

Solo in Italia, a vent’anni dalla legge Berlinguer, di parità scolastica c’è soltanto l’ombra,  e molte scuole paritarie – pur riconosciute in via di principio scuole pubbliche tanto quanto quelle statali – hanno chiuso o rischiano la chiusura per gli effetti della crisi, con danni enormi per migliaia di famiglie e per tutta la Nazione.

Eppure in Italia esistono, e resistono da anni, esperienze educative assolutamente originali anche rispetto al panorama europeo e mondiale. Esperienze che non hanno atteso condizioni migliori per accettare le sfida di essere co-protagoniste con le famiglie per il bene dei giovani.

Si deve cogliere la crisi come occasione per invertire il trend e permettere a sempre più famiglie di scegliere tra buone scuole pubbliche statali e paritarie. Anziché dispensare pochi fondi a pioggia, la politica riconosca il diritto delle famiglie anche economicamente! 

Articolo 26, in rete con altre 70 associazioni  (qui l’elenco completo https://bit.ly/39l9rp5), mentre è in discussione la nuova Legge Bilancio, chiede alla politica di intervenire introducendo per la scuola pubblica, statale e paritaria, il costo standard di sostenibilità per allievo. Costo da declinare in convenzioni, voucher, buono scuola, deduzioni a favore di tutte le  famiglie italiane.

Partecipa anche tu al web pressing con i leader di Montecitorio domani 4 dicembre (di seguito il link per partecipare https://us02web.zoom.us/meeting/register/tZIocOqqrDgoEt0B_Z908-ksCE3HFxHy6V5d)

Anni di deleghe in bianco hanno prodotto solo macerie. Assumere una posizione personale è compito di tutti e di ciascuno.

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