La malattia di cui ci si vergogna a parlare

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“L’importante è che sia sano” quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase?

La salute è il primo pensiero dei neo-genitori e di tutte le persone che incontrano per la strada le future mamme col pancione e i padri col passeggino. Le preoccupazioni sul benessere e per la salute dei nostri figli sono sempre molte, soprattutto in periodi come quello che stiamo vivendo.
Oggi però desideriamo affrontare con voi un argomento scomodo e a volte ancora un po’ tabù: la malattia mentale.

Quando nostro figlio ha la febbre, tosse o mal di pancia, chiamiamo il medico. Se si rompe una gamba o si procura una ferita lo portiamo in pronto-soccorso mentre per il mal di denti c’è il dentista.

Ieri è stata la giornata mondiale dedicata alla salute mentale.

Iniziamo con la lettura di 3 semplici dati recenti :

  • Un adolescente su 6 soffre di disturbi mentali (nella fascia di età 10-19 anni);
  • il 50% dei problemi inizia prima dei 14 anni, ma la maggior parte dei casi non viene rilevata né considerata come sintomo e quindi non viene trattata;
  • Il suicidio è terza causa di morte tra i giovani tra i 15 e i 19 anni, superata solo dagli incidenti stradali.

Nonostante tutto quello che viene fatto tra informazione e sensibilizzazione (compresa anche questa ricorrenza annuale) sono ancora molte le persone che si vergognano della malattia mentale e tendono a considerarla come una sconfitta personale e qualcosa da nascondere o peggio: ignorare. La paura e la vergogna dello sguardo dell’altro, del giudizio dei vicini e della società stessa incrina e offusca il loro stesso sguardo d’amore su quel figlio.

Basterebbe la lettura veloce di questi 3 punti per far saltare in piedi sulla sedia qualunque genitore.

Solitamente, un figlio, è stato a lungo desiderato, immaginato, forse anche idealizzato. Quando accade che i figli  si ammalino di una patologia grave, i  genitori cadono nello sconforto perché nei loro pensieri tutto quello che di bene si auguravano, d’un tratto svanisce.

Quando parliamo di disabilità e in particolare di quella psichiatrica, l’ impatto su tutto il nucleo familiare è ancora più devastante perchè oltre a tutte le incertezze, le paure, i sensi di colpa e la tristezza che ne derivano si aggiunge quello chiamato stigma sociale: la diagnosi di malattia mentale e i comportamenti che la accompagnano infatti, risvegliano nelle persone vicine atteggiamenti negativi e di rifiuto.

L’adolescenza e i primi anni dell’età adulta rappresentano inoltre un momento della vita in cui si verificano molti cambiamenti: la scuola, le prime serate con gli amici, andarsene di casa per iniziare l’università o un nuovo lavoro, l’utilizzo dei social networks e in generale una maggiore autonomia. Per molti possono questi momenti possono essere fonte di stress e apprensione che, se non riconosciuti e gestiti, possono portare a malattie mentali.

 Non affrontare i problemi degli adolescenti (soprattutto quelli mentali ) ha come conseguenza la loro estensione fino all’età adulta, compromettendo così sia la salute fisica che quella mentale e limitando le opportunità di condurre una vita appagante. Per questa ragione secondo gli organismi internazionali “la promozione e la prevenzione della salute mentale sono fondamentali per aiutare gli adolescenti a crescere sani.”

I ragazzi che vivono situazioni di fragilità in ambito di salute mentale sono particolarmente vulnerabili e soggetti all’esclusione sociale, alla discriminazione e allo stigma che influiscono sulla capacità di chiedere aiuto e rischiano di andare incontro a difficoltà relazionali-educative fino allo sfociare in comportamenti a rischio.

Le condizioni di vita e il ben-essere delle persone con malattia mentale non dipendono quindi solo dalla gravità della malattia, ma anche da quanto è accettata all’interno del nucleo familiare e nella società in generale.

Sono molti i pregiudizi da combattere. L’OMS ne ha individuato 4: pericolosità, inguaribilità, incomprensibilità, improduttività e irresponsabilità. Purtroppo sono giudizi gratuiti e diffusi che purtroppo impediscono, in gran parte dei paesi, l’accesso ottimale ai percorsi terapeutici ed emancipativi di queste persone ed ha invitato tutti i governi a fare quanto in loro potere per fronteggiare la condizione di stigmatizzazione e, di fatto, di debolezza del diritto delle persone affette da disturbo mentale e delle loro famiglie.

E’ per questo come associazione di genitori e educatori che hanno a cuore il ben-essere dei nostri giovani diciamo che è necessario parlarne, che se qualche ragazzo manifesta delle difficoltà o un disagio psicologico non bisogna far finta di niente… non guardare in faccia il problema non lo farà scomparire, anzi! Non c’è niente di cui vergognarsi nel farsi aiutare.

Genitori e insegnanti possono aiutare bambini e adolescenti a far fronte alle sfide quotidiane a casa e a scuola. La nostra associazione promuove da sempre le buone relazioni e la collaborazione scuola-famiglia. L’attenzione all’altro e il dialogo costruttivo per il bene dei ragazzi possono essere fondamentali nella diagnosi e nel sostegno di situazioni delicate, forse anche determinanti!

Il sostegno psicosociale può essere fornito sia nelle scuole che in altri contesti comunitari e naturalmente attraverso la formazione degli operatori sanitari per consentire loro di individuare precocemente e gestire nel miglior modo possibile i problemi di salute mentale.

Ma prima di tutto: #parliamone.

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