La nostra scuola è differente: l’esperienza di scuola parentale di una associata Articolo 26

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Di S.F.

Finalmente estate, vacanza, aria aperta, chiacchierate con la vicina di asciugamano: sì, certo, vicina ma non troppo. Per ora abbiamo spento classroom poi a settembre vedremo.

Il periodo di chiusura ha interrogato molti genitori sulla DAD e non solo. Tanti si sono chiesti se i limiti della scuola statale potessero essere superati. Magari con una soluzione alternativa, una risposta di libertà in un periodo soffocante da tanti punti di vista.

Ebbene per la nostra famiglia una soluzione esiste, anzi è preesistente alla scuola pubblica, dato che l’Art.30 della Costituzione dice che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli. Sono quindi i genitori che possono scegliere – o meno – di avvalersi del sostegno statale per questo compito. All’inizio anche noi abbiamo fatto il giro degli Open Day della zona, prima di iscrivere il nostro primogenito in una buona scuola della nostra città, poi negli anni abbiamo collaborato a migliorarla, come rappresentanti di classe e anche nel Consiglio di Istituto. Infine abbiamo visto che c’era una via più semplice, per poter assicurare ai nostri figli la scuola più adatta alle loro esigenze e più aderente ai valori della nostra famiglia: abbiamo fondato una scuola parentale.

La nostra scuola è libera, non dobbiamo rispettare alcuna regola se non quelle che ci siamo dati: mettere sempre al primo posto il bene degli alunni e farli vivere in un ambiente accogliente, che li guardi positivamente e li aiuti a crescere come persone forti, fondate nei nostri valori. La fatica più grande è il primo passo, il salto, che non è nel buio ma è sicuramente in una situazione completamente diversa dalla classica scuola dove è tutto predeterminato. La libertà può essere una ricchezza infinita ma bisogna saperla usare, soprattutto se c’è in ballo il futuro dei nostri figli!

E così siamo partiti con la ricerca di insegnanti validi, di spazi adeguati, di una forma giuridica per portare avanti la nostra realtà. Le soluzioni sono arrivate assieme agli amici che hanno intrapreso quest’avventura con noi: didatticamente, abbiamo deciso di essere una comunità educante, quindi i genitori e gli insegnanti lavorano all’unisono, perché ogni alunno riceva il sostegno adatto e lo riceva con assoluta continuità tra casa e scuola. Questa comunione non è semplice ed è una conquista quotidiana, ma quando si realizza permette ai ragazzi di fiorire e di “veder fiorire” anche i loro insegnanti e le loro famiglie.

Per gli spazi, dopo qualche peripezia siamo approdati felicemente in quella che è la nostra attuale sede, una struttura con ampio giardino e abbastanza aule da accogliere comodamente tutto il ciclo della scuola di primo grado, fino alla cosiddetta terza media. La forma giuridica poteva essere una cooperativa oppure un’associazione: noi abbiamo optato per la seconda, avendo valutato le due soluzioni con l’aiuto di un amico commercialista.

I risultati? Anche se contiamo pochi anni di attività, abbiamo già visto bambini timidissimi imparare ad affrontare con sicurezza gli esami di fine anno (obbligatori dal 2017), abbiamo aiutato diversi alunni a recuperare lacune pregresse, a sviluppare le proprie capacità intellettuali, a superare i limiti dovuti a uno stile particolare di apprendimento e a sviluppare quelle preziose capacità personali e relazionali che nel mondo del lavoro sono note come Soft Skills, le competenze trasversali.

Personalmente, ritengo che il traguardo più importante sia proprio quello di raggiungere ogni bambino, ogni ragazzo che ci viene affidato, con un’esperienza di amore al suo servizio: una comunità che si prodiga perché si, possa camminare senza paura, vedendo e affrontando i limiti, valorizzando le capacità e cogliendo con coraggio le responsabilità. Ecco, questo è il nostro augurio per tutti gli alunni, ovunque, ed è il nostro impegno nella nostra piccola scuola parentale, che (forse per questo) sta crescendo tanto in fretta.

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