I genitori esigono chiarezza: stop a prese in giro sul gender dal Miur (e dal governo)

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Il 5 Luglio il Ministero dell’Istruzione avrebbe dovuto presentare al Fonags (associazioni di genitori accreditate al Miur) le linee guida del comma 16 della legge di riforma della scuola, all’interno delle quali verrebbe chiarita l’impostazione dell’educazione di genere nella scuola statale.

Da mesi il Comitato Difendiamo i Nostri Figli – e noi in stretta collaborazione con esso – ha monitorato i lavori della commissione tecnica e avanzato precise richieste, in particolare affinché sia garantita la libertà educativa dei genitori. Ma non ha ricevuto alcuna risposta perché non è tra le associazioni accreditate: del resto rappresenta solo 2 milioni di persone che hanno invaso 2 volte Roma da tutta Italia per dire “stop gender”!

Quel gender che il “pensiero unico” vuol far credere che non esista, ma che avanza senza sosta tra le pieghe della società e della scuola, con mille sfumature e in numerosi progetti collegati per l’appunto alla cosiddetta “educazione di genere”: alcuni usciti sulle cronache, moltissimi denunciati senza ricevere riscontri dalle istituzioni (link), troppi tenuti nel silenzio da parte di genitori sempre più soli, spaventati e discriminati (link).

davanti_al_miur2Il 25 Giugno scorso, sotto le finestre del Miur a Roma, genitori e associazioni come la nostra che hanno a cuore la continuità educativa tra scuola e famiglia, hanno proposto il Manifesto per la libertà educativa, chiedendo rassicurazioni che queste linee guida non aprano in alcun modo la strada a sperimentazioni e che per tutti i progetti sui temi sensibili sia semplicemente garantito l’esonero per i figli dei genitori che non ne condividono approccio e contenuti, nel rispetto del pluralismo culturale e del primato educativo delle famiglie: è stata la prima volta nella storia italiana in cui davanti al Ministero hanno manifestano i genitori e non gli insegnanti, per la libertà di educazione e non per le tasse o lo stipendio.

Al sit-in di fronte al Ministero abbiamo anche raccomandato alle associazioni del Fonags di rappresentare con fermezza queste richieste all’incontro del 5 luglio con il Miur, esprimendo la fiducia di tutti i genitori che restano fuori dal palazzo… ma poi i rappresentanti del Fonags, convocati proprio per poter vagliare i contenuti delle linee guida sull’educazione di genere, sono stati liquidati dagli esponenti del Miur con qualche spiegazione a voce e senza la possibilità di vedere il testo in questione. La motivazione? Le linee guida sarebbero ancora “al vaglio del ministro e del capo di gabinetto” (link). Gandolfini non ha potuto far altro che dichiarare “Ci chiediamo quale spazio di modifica potrà esserci su un documento che ha già ricevuto il sostegno del governo”.

Mentre dalle stanze del Miur non è quindi ancora uscito formalmente il testo del documento sull’educazione di genere, da esse fuoriescono già da tempo indiscrezioni sul fatto che tale documento non solo non presenterà i necessari paletti a possibili letture ideologiche, ma al contrario vi si troveranno molte di quelle trappole linguistiche che hanno fatto finora da apripista al gender: tali rivelazioni sono riportate anche da questo articolo della Nuova Bussola Quotidiana, di cui vi consigliamo la lettura.

La nostra speranza è che queste indiscrezioni non siano del tutto fondate o che per lo meno ci siano dei margini afinché il Miur non proceda nella direzione di uno strappo in termini di riconoscimento della facoltà di libera scelta sui temi sensibili, in primis l’educazione affettiva e sessuale: la libertà educativa non può non essere un bene prezioso e caro a tutti (non solo per i genitori, ma per uno Stato democratico!) e sinceramente non vediamo quali sarebbero le difficoltà ad accogliere ad esempio la richiesta dell’obbligo del consenso informato preventivo, che preserva i diritti di tutti.

A meno che il disegno di più ampio respiro a livello nazionale non preveda che la linea tecnico-amministrativa al Miur non venga scavalcata mediante l’azione legislativa: e gli indizi ci sarebbero, visto che Il 27 giugno scorso, come riporta ancora l’articolo apparso sulla NBQ:

“Alla Commissione cultura della Camera è iniziato l’iter per la promulgazione di un’apposita legge per l’introduzione dell’educazione di genere nelle scuole, attraverso la proposta di ben 8 disegni di legge, 7 dei quali presenterebbero aspetti chiaramente ideologici, seppur con diverse sfumature. Un esempio? Quello presentato dall’on. Costantino, il quale sul suo sito porta come buon esempio da mandare trai banchi le attiviste dell’associazione Scosse che mentre organizza convegni per gli inseganti insieme al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, tra gli obiettivi si pone di portare il tema del transessualismo nella fascia 0-6 anni.”

Continua poi l’articolo:

“Questi DDL rappresentano un vero salto di qualità nella promozione dell’ideologia gender perché chiedono l’istituzione di una vera e propria disciplina dedicata all’educazione sessuale e di genere.  Gli insegnamenti non sarebbero più attività complementari e per loro natura facoltativi, ma corsi   curricolari e trasversali a tutte le materie.

Altri punti critici di queste proposte di legge sono rappresentati dall’obbligo per tutto il sistema nazionale di istruzione (quindi anche per le paritarie). Significa che chi non la farà, perderà i requisiti della parità. Quindi le paritarie o la fanno o chiudono. C’è inoltre la richiesta di aggiornamento (tra l’altro già in atto) dei libri di testo con adeguamento al codice di autoregolamentazione POLITE (Pari Opportunità nei Libri di Testo) e dall’istituzione di una commissione tecnica di valutazione della quale dovranno far parte, tra gli altri, tre funzionari dell’UNAR.

In pratica con un lessico ambiguo e riferimenti a studi che danno il primato dell’identità di genere su quella biologica si apre la via alla strumentalizzazione ideologica, il tutto ben camuffato dalla un’incontestabile lotta al bullismo.”

Quindi il rischio concreto è il tentativo di far passare tutto il “pacchetto completo” dell’educazione gender
dentro la nobile lotta alle discriminazioni –  senza l’ombra di concessione alcuna al primato educativo delle famiglie, magari con un voto ferragostano ad aula semivuota e con la tecnica ben consolidata del voto di fiducia, mentre per di più gli italiani staranno in spiaggia a ballare la zumba.

“Avevamo evidentemente ragione – ha commentato Gandolfini – nel dichiarare che l’indole autoritaria dell’esecutivo, e le strategie contro la vita e la famiglia, vanno fermate con tutti i mezzi democratici possibili”. E noi infatti torniamo ad appellarci alla democrazia, sorella maggiore e garante della “libertà educativa per la famiglia”, come già fatto davanti al Miur: siamo dunque pronti non solo a continuare a vigilare, ma anche a far sentire la nostra voce nelle prossime settimane e nei prossimi mesi secondo tutte forme del confronto democratico e non violento per affermare il principio non negoziabile della libertà educativa: che è parte integrante dello Stato di diritto e non può essere considerata come un semplice atto di benevolenza dei poteri pubblici.

#liberidieducare

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