No, la scuola non può insegnare il porno

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Sollecitati da altri genitori, abbiamo guardato attentamente l’intero video dell’assemblea sul porno organizzata il 12 marzo nella scuola superiore Marco Polo di Firenze, il cui Preside ha permesso l’intervento di due attiviste pro-pornografia, una giovane attrice porno e un’autrice teatrale. Oltre due ore di assemblea online senza alcuna previa informativa e adeguata richiesta di consenso ai genitori degli studenti minorenni. Il video per noi è adatto solo ad un pubblico adulto,  come in parte il contenuto che segue.

Mentre viviamo il dramma delle pandemia e delle scuole chiuse e vorremmo occuparci di altri problemi, come genitori ed educatori abbiamo però il dovere civico di denunciare quanto accaduto nella scuola toscana, che segnaleremo al MIUR in qualità di associazione nazionale di genitori.

In apertura del video ci siamo trovati davanti alla visione del trailer di un film porno con scene esplicite di un rapporto sessuale tra due donne. Sono seguite numerose diverse affermazioni tra cui le seguenti:

  • il porno non è negativo, non è cattivo. Non c’ è niente di male a guardare porno o che sia il tuo genere preferito. Anche se il porno di porno hub è una merd…  non è sbagliato;
  • non siamo contro il sesso estremo e contro le forme di dominazione nel porno. Il problema è solo il sesso violento, non quello estremo e che ci sia solo la dominazione maschile;
  • il porno può rappresentare sesso di gruppo, a tre o da soli. Le varie pratiche hardcore sono tutte sane se ci sta consenso e parità di genere;
  • ci sono diverse pratiche sessuali; il BDSM [insieme di pratiche di  sesso sadomaso, con bendaggio e sottomissione ndr]non è violenza, è una pratica controllata.

Alle studentesse è stato poi detto che la conoscenza del corpo della donna presuppone che essa si masturbi e nella pausa sono state invitate ad andare in bagno “a darsi piacere”. Ad un ragazzo che ha scritto un messaggio sulla chat del forum è stato proposto con scherno di girare un porno con i suoi organi genitali (indicati con linguaggio scurrile). Due ore infarcite di altre volgarità tra cui riferimenti espliciti a sesso orale con vari dettagli anatomici e coloriture gergali.

In sintesi il porno (e il sesso estremo) è stato promosso ed enfatizzato, come se non avesse alcuna controindicazione, fatta eccezione per quello più violento e dove non sia garantita la parità di genere; è stato insegnato agli studenti anzi che esiste un porno “etico”, quello che esprime pari posizione  dell’ottica e delle performances di  maschi e femmine nei prodotti pornografici.

Nel finale è intervenuto il Preside affermando che la scuola pubblica nasconde questi temi e che è giusto che i ragazzi si scelgano i loro ospiti “esperti“, senza che essi siano censurati come fanno altre scuole. E che anzi i ragazzi (quasi tutti minorenni) non avrebbero dovuto neanche chiedere la sua autorizzazione.

Lasciamo a voi le considerazioni sui singoli elementi (tutti comprovati dal video che è pubblico). A noi vedere tutto ciò ha fatto molto male e qui ci limitiamo a fare alcune osservazioni nel merito e nel metodo. Tutti gli studi comprovano che il consumo di pornografia genera, particolarmente negli adolescenti, oltre ad una visione della donna come strumento sessuale e sottomissione femminile, anche:

  • dipendenza, comportamenti aggressivi, devianza sessuale (comportamenti sessuali non normativi come primo rapporto sessuale precoce, oppure masturbazione eccessiva o ritualistica);
  • perpetuazione sessuale (es. comportamenti sessuali aggressivi, ostili o violenti), atteggiamenti riguardo le relazioni sessuali (es. percezione di dominanza, sottomissione, ruoli sessuali stereotipati oppure “oggettificazione” delle persone) e adesione al mito dello stupro;
  • aumento dell’impulsività e discontrollo emotivo, senso di  vergogna e disfunzioni erettili, difficoltà ad impegnarsi in modo continuativo e duraturo in una relazione,  ipersessualizzazione dei comportamenti ed  ipervalutazione della sessualità nell’affettività;
  • senso di inadeguatezza del corpo e  del comportamento intimo, normalizzazione delle distorsioni sessuali, del dolore e disagio come parte dello scambio intimo.

Nella scuola dovrebbero essere rispettati i diritti costituzionali di trasparenza, pluralismo e democraticità, e garantito il primato educativo dei genitori, in un chiaro e franco rapporto tra la competenza educativa della scuole e delle famiglie, che sono le prime titolari dell’educazione dei figli. Nella scuola pubblica non dovrebbero essere ammessi temi cosi controversi e divisivi senza un’adeguata informazione dei genitori per verificarne il loro consenso e favorirne la collaborazione costruttiva e condivisa.  

Non è accettabile che in piena pandemia genitori già carichi di difficoltà debbano trovarsi di fronte al fatto compiuto che a loro insaputa i propri figli, che peraltro già studiano un programma dimezzato stando incollati ad uno schermo per ore e ore al giorno, ricevano dalla scuola di cui si fidano insegnamenti che potrebbero non essere loro adatti o far loro del male, ignorando e discriminando le scelte educative delle loro famiglie.

A questo proposito il MIUR è già intervenuto con circolare apposita, stabilendo che su tutti i progetti educativi, e soprattutto su quelli che riguardano temi “sensibili “,  debba essere richiesto ai genitori un esplicito consenso informato preventivo contenente tutti i dettagli sui contenuti e sugli interventi di esperti esterni  in modo che i genitori possano valutare con consapevolezza se far partecipare i figli oppure no. E non c’è differenza tra lezioni curriculari o assemblea perché lo studente per tutto il tempo che è a scuola resta comunque sotto la responsabilità dei propri genitori, come sancisce anche il Codice penale. Essi quindi devono essere messi al corrente di ciò che viene insegnato loro.

Proprio per questi fondamentali principi l’Art. 26 della Dichiarazione dei diritti Umani difende la libertà di educazione come un diritto umano fondamentale. Ci chiediamo: perché così tanti dirigenti e docenti continuano ad ignorare la legge e ad imporre impunemente e surrettiziamente contenuti non approvati dai genitori? In una scuola  che voglia essere una comunità educante, i genitori devono essere coinvolti nella scelta dei progetti in modo di arricchire e migliorare  l’opera educativa in cui  famiglia e scuola devono collaborare, scegliendo insieme il miglior  nutrimento educativo per i nostri giovani.

Vogliamo concludere ricordando come nostri tanti incontri con ragazzi su queste tematiche abbiamo sempre toccato con mano che il solo parlare dei rischi legati alla pornografia era il vero aiuto di cui avevano bisogno, data la pervasività della stessa nella quotidianità di molti di loro. Come dimenticare chi ci venne a confidare in lacrime: ”Grazie per averne parlato! Continuate ad avvisare altri ragazzi affinché non si rovinino la vita come me, che non riesco più ad uscirne!”

Articolo 26

Riferimenti alla normativa scolastica

  • artt. 21, 29 e 30 Costituzione Italiana;
  • art. 26 Dichiarazione Universale dei Diritti;
  • normativa scolastica vigente relativamente all’Autonomia scolastica e in particolare: DPR 275/1999; n. min. n. 1972 del 15/09/2015; n.min.n.4321 del 6 luglio 2015; Linee Guida Nazionali (art. 1 comma 16 L. 107/2015) del 27/10/2017; n. min .n. 17832.16-10-2018,”; legge 107/2015 in particolare c.7 p. m; Piano Scuola 20/21 (D.M.26-06-2020)

Bibliografia di studi sulla pornografia

1) Allen, M., D’Alessio, D., Brezgel, K.  (1995).  A Meta-Analysis Summarizing the Effects of Pornography II. Aggression After Exposure. Human Communicatio Research, 22(2): 258-283.

Da questa meta analisi del 1995 ad opera di Allen, D’Alessio & Brezgel è emerso che esiste un omogeneo insieme di risultati che dimostrano che il consumo di materiale che contiene rapporti sessuali non violenti incrementa i comportamenti aggressivi, e che i media che rappresentano scene di attività sessuale violenta generano più aggressività di quelle con attività sessuale non violenta.

2) Oddone Paolucci, E., Genius, M., Violato, C. (1997). A Meta-Analysis of the Published Research on the Effects of Pornography.

In questa meta-analisi del 1997 di Oddone Paolucci, Genius e Violato su 46 studi e un totale di 12,323 persone è emersa un’associazione significativa tra il consumo di pornografia e la devianza sessuale (i.e. comportamenti sessuali non normativi come primo rapporto sessuale precoce, oppure masturbazione eccessiva o ritualistica), perpetuazione sessuale (es. comportamenti sessuali aggressivi, ostili o violenti), atteggiamenti riguardo le relazioni sessuali (es. percezione di dominanza, sottomissione, ruoli sessuali stereotipati oppure oggettificazione delle persone), e adesione al mito dello stupro (es credere che le donne causano le violenze, che dovrebbero resistere o prevenirle, e che i molestatori sono normali).

3) Wright, P.J., Tokunaga, R.S., & Kraus, A. (2016). A Meta-Analysis of pornography consumption and actual acts of sexual aggression in general population studies. Journal of Communication, 66: 183-205.

“Il consumo è associato con l’aggressione sessuale negli Stati Uniti e a livello internazionale, tra gli uomini e le donne, e in studi cross-sezionali e logitudinali. Le associazioni sono maggiori per l’aggressione verbale rispetto a quella fisica, sebbene entrambe sono significative. Il pattern generale dei risultati suggerisce che i contenuti violenti possono essere un fattore esacerbante” (p. 183).

N.B. In questa meta-analisi vengono considerati anche studi longitudinali, nei quali cioè hanno seguito le persone nel tempo e hanno indagato l’influsso diretto della pornografia, confrontandoli con gli studi cross-sezionali (nei quali analizzano contemporaneamente fasce di età diverse della popolazione), e ottenendo gli stessi risultati degli studi correlazionali e di laboratorio.

4) Wright, P.J., et al. (2017). Pornography Consumption and Satisfaction: A Meta-Analysis.

Pornography consumption was not related to the intrapersonal satisfaction outcomes that were studied. However, pornography consumption was associated with lower interpersonal satisfaction outcomes in cross-sectional surveys, longitudinal surveys, and experiments. Associations between pornography consumption and reduced interpersonal satisfaction outcomes were not moderated by their year of release or their publication status. But analysis by sex indicted significant results for men only.

RICERCHE

5) Bonino, S., Bonino, Ciairano, S., Rabaglietti, E., Cattelino, E. (2006). Use of pornography and self-reported engagement in sexual violence among adolescents.

This cross-sectional study examined 804 adolescents, boys and girls, aged from 14 to 19 years, attending different types of high schools in the northwest of Italy; the questionnaire ‘‘Me and My Health’’ (Bonino, 1996) was used to collect data. The main goals were: (i) to investigate the relationship between active and passive forms of sexual harassment and violence and the relationship between pornography (reading magazines and viewing films or videos) and unwanted sex among adolescents; (ii) to explore the differences in these relationships with respect to gender and age; and (iii) to investigate the factors (pornography, gender and age) that are most likely to promote unwanted sex. The findings showed that active and passive sexual violence and unwanted sex and pornography were correlated.

6) Hald, G.M., Malamuth, N.M., Yuen, C. (2010). Pornography and Attitudes Supporting Violence Against Women: Revisiting the Relationship in Nonexperimental Studies.

[…] the current results showed an overall significant positive association between pornography use and attitudes supporting violence against women in nonexperimental studies. In addition, such attitudes were found to correlate significantly higher with the use of sexually violent pornography than with the use of nonviolent pornography, although the latter relationship was also found to be significant. The study resolves what appeared to be a troubling discordance in the literature on pornography and aggressive attitudes by showing that the conclusions from nonexperimental studies in the area are in fact fully consistent with those of their counterpart experimental studies. This finding has important implicatio

7) Maas, M. (2010). The Influence of  Internet Pornography on College Students: An Empirical Analysis of Attitudes, Affect and Sexual Behavior.

[…] test the hypotheses that greater pornography use would result in more negative attitudes toward women, more positive attitudes toward sexual assault, more sexual partners and less distress by a partner’s use of pornography. Every hypothesis was supported […]

8) Hald, G.M., Malamuth, N.M., Lang, T. (2013). Pornography and Sexist Attitudes Among Heterosexuals

Results showed that, among men, an increased past pornography consumption was significantly associated with less egalitarian attitudes toward women and more hostile sexism.

9) Kühn, S., Gallinat, J. (2014). Brain Structure and Functional Connectivity Associated With Pornography Consumption

We found a significant negative association between reported pornography hours per week and gray matter volume in the right caudate (P < .001, corrected for multiple comparisons) as well as with functional activity during a sexual cue–reactivity paradigm in the left putamen (P < .001). Functional connectivity of the right caudate to the left dorsolateral prefrontal cortex was negatively associated with hours of pornography consumption.

10) Szymanski, D.M., Stewart-Richardson, D. (2014). Psychological, Relational, and Sexual Correlates of Pornography Use on Young Adult  Heterosexual Men in Romantic Relationships

Findings revealed that both frequency of pornography use and problematic pornography use were related to greater gender role conflict, more avoidant and anxious attachment styles, poorer relationship quality, and less sexual satisfaction.

11) Beyens, I., Vandenbosch, L., Eggermont, S., (2015). Early Adolescent Boys’ Exposure to Internet Pornography: Relationships to Pubertal Timing, Sensation Seeking, and Academic Performance

[…] an increased use of Internet pornography decreased boys’ academic performance 6 months later.

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