Le scuole paritarie, la crisi e il Decreto Rilancio. L’ora della verità per la libertà di educazione in Italia

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Tra le macerie in cui rischiamo di vedere ridotto il nostro paese alla fine di questa crisi, spiccano i resti della scuola pubblica. Non solo la più lunga chiusura mai registrata nella sua storia, non solo lo svuotamento di ogni valore della preparazione degli studenti, non solo riforme miopi e senza respiro; possiamo dire che questa è stata l’ennesima occasione persa (o peggio una voluta mancanza) per rinnovare la scuola più statica, statalista inefficiente e inefficace che potevamo aspettarci nel 21° secolo.

No, sul ring di questo drammatico pezzo di storia, per chi ha ancora la lucidità di scorgerlo, giace agonizzante la stessa libertà di educazione.

Almeno il 30 per cento delle scuole pubbliche paritarie è a rischio chiusura da settembre per l’impossibilità dei genitori di continuare a pagare le rette, segno permanente della grave discriminazione che grava nel nostro paese e in pochissimi altri altrettanto arretrati, sul diritto alla scelta educativa. Diritto sempre più “sbianchettato” dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che pure lo aveva fissato, all’Articolo 26, come inviolabile pilastro degli Stati di diritto.

Cosa accadrà con la chiusura di tante di queste scuole, che fanno parte del sistema pubblico? Non solo si riverseranno sulla scuola statale circa 300.000 alunni e numerosissimi lavoratori da integrare con ulteriori difficoltà logistiche -nell’ emergenza in atto-  e finanziare, che metteranno in tilt tutto il sistema, soprattutto nella scuola d’infanzia in cui lo Stato ha delle gravissime carenze. Con la loro fine verrà meno anche un enorme patrimonio culturale, valoriale ed educativo, interi pezzi di storia pedagogica e didattica che rischiamo di perdere per sempre.

Soprattutto verrà disfacendosi nel nostro paese l’ultimo baluardo di quel pluralismo educativo che è l’unica via per presidiare non solo il pluralismo culturale ma anche un elemento fondamentale per la qualità dell’intero sistema scolastico. Un sistema che sia in grado di formare le prossime generazioni all’altezza della sfida dei tempi e della vita, sistema che oggi piange il suo fallimento, essendo agli ultimi posti nel ranking internazionale, pur con un esercito di dipendenti pubblici più numerose di quello (“vero”) degli Stati Uniti d’America.

Il grido di queste famiglie e di queste scuole – soprattutto scuole dalle rette medio basse – si è fatto sentire tramite moltissime associazioni, confederazioni e alcuni parlamentari. Il Governo ha stanziato per queste scuole nel Decreto Rilancio appena 150 milioni (all’ incirca quanto quelli per i monopattini e decisamente meno dei 3 miliardi inghiottiti dal pozzo nero di Alitalia). Briciole dal sapore di contentino elettorale che per nulla serviranno a rimediare. La CEI è intervenuta con un appello affinché il governo agisco efficacemente e offrendo un aiuto diretto con 20.000 borse di studio per le famiglie in difficoltà, famiglie che sono il primo soggetto del diritto all’educazione e per le quali questa battaglia si giocherà nelle prossime ore.

Dalla settimana che si apre, in sede di conversione del Decreto Rilancio, si potrà sanare questa sperequazione che colpisce le famiglie che scelgono le scuole paritarie. Scuola da qualcuno desiderate morte in Italia; da una una ideologia essa dura a morire, la quale vorrebbe lo Stato unico detentore dell’ educazione, in forme più adatte alla Corea del Nord che a nazioni dell’Europa contemporanea. Infatti, anche gli stati europei più laici hanno superato da tempo l’ottusa contrapposizione tra scuole statali e non statali, contrapposizione che da noi è riemersa in tutto il suo furore ideologico in certe aree della politica. Pochi giorni fa Luigi Berlinguer, non certo un conservatore, ex Ministro dell’Istruzione e promotore della legge 62 del 2000 sulla parità, ha definito “odio teologico” quello contro l’intervento di gestione privata della funzione pubblica e vera e propria “chiusura politica”.

Da oggi quindi sono partite diverse iniziative promosse da numerose associazioni e parlamentari per chiedere di riconfigurare le attuali misure, come la detraibilità delle rette e bonus per le famiglie e interventi per le scuole stesse.

Lunedì 15 Giugno alle ore 12.45 il Web pressing parlamentare con interviste in diretta e giovedì 18 Giugno alle 14.30 a Roma a Piazza Montecitorio il Flash mob a sostegno del lavoro dei parlamentari, per il quale si aspettano arrivi da tutta Italia.

Se come ha detto il filosofo Dario Antiseri “con ogni scuola libera che chiude, muore nel nostro paese un pezzo di libertà” oggi occorre tornare ad esserci! Occorre riprendere in mano tutti questa battaglia per l’educazione. E non come semplici spettatori ma attori della storia del nostro tempo, da subito e nel prossimo futuro.

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